Ghazal 181
بعد از این دست من و دامن آن سرو بلند
که به بالای چمان از بن و بیخم برکند
حاجت مطرب و می نیست تو برقع بگشا
که به رقص آوردم آتش رویت چو سپند
هیچ رویی نشود آینهٔ حجلهٔ بخت
مگر آن روی که مالند در آن سم سمند
گفتم اسرار غمت هر چه بود گو میباش
صبر از این بیش ندارم چه کنم تا کی و چند؟
مکش آن آهوی مشکین مرا ای صیاد
شرم از آن چشم سیه دار و مبندش به کمند
من خاکی که از این در نتوانم برخاست
از کجا بوسه زنم بر لب آن قصر بلند؟
بازمستان دل از آن گیسوی مشکین حافظ
زان که دیوانه همان به که بود اندر بند
D'ora in poi la mia mano e il lembo di quell'alto cipresso,
che con la sua statura ondeggiante mi ha sradicato dalle fondamenta.
Non servono menestrello e vino; togli il velo,
ché il fuoco del tuo volto mi fa danzare come la ruta.
Nessun volto diventa lo specchio della camera nuziale della fortuna,
se non quello che si strofina sotto lo zoccolo del suo destriero.
Dissi: il segreto della pena per te, sia quel che sia;
non ho più pazienza di così, che posso fare, fino a quando, quanto?
Non uccidere quel mio cervo muschiato, o cacciatore;
abbi vergogna davanti a quell'occhio nero e non legarlo con il laccio.
Io, fatto di polvere, che non posso alzarmi da questa porta,
da dove darò un bacio all'orlo di quell'alto palazzo?
Non riprenderti il cuore da quella chioma di muschio, Hafez,
ché il folle è meglio che stia in catene.
Hai deciso di non mollare, anche se questo attaccamento ti ha sradicato. La tua pazienza è finita e vuoi che il segreto del tuo cuore sia conosciuto. Raggiungerla sembra oltre le tue possibilità; l'umiltà è l'unico modo per avvicinarti. Non riprenderti il cuore: la tua pace sta proprio in questo impegno.