Ghazal 331
به تیغم گر کشد، دستش نگیرم
وگر تیرم زند منت پذیرم
کمان ابرویت را گو بزن تیر
که پیش دست و بازویت بمیرم
غم گیتی گر از پایم درآرد
بجز ساغر که باشد دستگیرم؟
برآی ای آفتاب صبح امید
که در دست شب هجران اسیرم
به فریادم رس ای پیر خرابات
به یک جرعه جوانم کن که پیرم
به گیسوی تو خوردم دوش سوگند
که من از پای تو سر بر نگیرم
بسوز این خرقهٔ تقوا تو حافظ
که گر آتش شوم در وی نگیرم
Se mi uccide con la spada, non gli fermerò la mano;
e se mi colpisce con una freccia, lo terrò per un favore.
Di' all'arco del tuo sopracciglio di scoccare la freccia,
perché io muoia davanti alla tua mano e al tuo braccio.
Se il dolore del mondo mi atterra,
chi se non la coppa mi prenderà per mano?
Sorgi, o sole del mattino della speranza,
ché sono prigioniero nelle mani della notte della separazione.
Vieni in mio aiuto, o vecchio della taverna;
con un sorso rendimi giovane, ché sono vecchio.
Ieri notte ho giurato sulla tua chioma
che non alzerò il capo dai tuoi piedi.
Brucia questo saio di pietà, Hafez,
ché anche se diventassi fuoco non mi appiccherei a esso.
Ti sei affidato interamente a quella persona e accetti tutto ciò che viene da lei, perfino la durezza. Per ora sei preso nella notte della lontananza e aspetti il mattino della speranza. Chiedi aiuto a una guida premurosa, per ritrovare forza e freschezza. Resta saldo nel tuo giuramento e lascia la devozione affettata, che non si accorda con il tuo stato.